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sabato, Ottobre 1, 2022

Referendum 12 giugno 2022: come si vota?

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Come si vota e quali sono i quesiti su cui dovranno esprimersi i cittadini nei cinque referendum del 12 giugno 2022?

Il 12 giugno 2022 i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sui cinque referendum ammessi dalla Corte Costituzionale in tema di giustizia: vediamo come si vota e quali sono i quesiti riportati sulle schede.

Referendum 12 giugno 2022: come si vota?

Essendo cinque i temi oggetto del voto, ai votanti saranno consegnate altrettante schede (una per ogni quesito). Basterà apporre una X sul SI per chiedere che vengano apposte le modifiche illustrate o sul NO perché resti tutto come adesso. Gli elettori avranno la possibilità di prendere solo alcune delle schede e di rifiutarne altre: in quel caso non concorreranno al raggiungimento del quorum per il quesito referendario sul quale hanno deciso di non esprimersi e di non ritirare la scheda.

Referendum 12 giugno 2022: i quesiti

Questi i quesiti ammessi dalla CC sui quali è richiesto il voto dei cittadini:

Riforma del CSM in cui si chiede che non ci sia più l’obbligo di un magistrato di raccogliere da 25 a 50 firme per presentare la propria candidatura al Consiglio Superiore della magistrati: “Volete voi che sia abrogata la norma 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistrati), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 25, capoverso 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta.

I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al capoverso 2 dell’articolo 23, né possono candidarsi a loro volta”?”
Equa valutazione dei magistrati in cui si chiede che gli avvocati, parte di Consigli giudiziari, possano votare in merito alla valutazione dell’operato dei magistrati e della loro professionalità: “Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 (Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, capoverso 1, lettera c) della norma 25 luglio 2005 n.

150), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 8, capoverso 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 7, capoverso 1, lettere a)”; art. 16, capoverso 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 15, capoverso 1, lettere a), d) ed e)”?”
Separazione delle carriere in cui si chiede di impedire ai magistrati durante la loro carriera di passare dal ruolo di giudice (che appunto giudica in un procedimento) a quello di pubblico ministero (che coordina le indagini e sostiene la parte accusatoria) e alla rovescia: “Volete voi che siano abrogati: l’ “Ordinamento giudiziario” approvato con Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12, risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 192, capoverso 6, limitatamente alle parole: “, salvo che per tale passaggio esista il parere favorevole del consiglio superiore della magistrati”; la norma 4 gennaio 1963, n. 1 (Disposizioni per l’aumento degli organici della magistrati e per le promozioni), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 18, capoverso 3: “La Commissione di scrutinio dichiara, per ciascun magistrato scrutinato, se è idoneo a funzioni direttive, se è idoneo alle funzioni giudicanti o alle requirenti o ad entrambe, ovvero alle une a preferenza delle altre”; il Decreto Legislativo 30 gennaio 2006, n. 26 (Istituzione della Scuola superiore della magistrati, nonché’ disposizioni in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari, aggiornamento professionale e formazione dei magistrati, a norma dell’articolo 1, capoverso 1, lettera b), della norma 25 luglio 2005, n. 150), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 23, capoverso 1, limitatamente alle parole: “nonché’ per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e alla rovescia”; il Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (Nuova disciplina dell’accesso in magistrati, nonché’ in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell’articolo 1, capoverso 1, lettera a), della norma 25 luglio 2005, n. 150), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 11, capoverso 2, limitatamente alle parole: “riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti”; art. 13, riguardo alla rubrica del medesimo, limitatamente alle parole: “e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e alla rovescia”; art. 13, capoverso 1, limitatamente alle parole: “il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti,”; art. 13, capoverso 3: “3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e alla rovescia, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né all’interno di altri distretti della stessa regione, ne’ con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente capoverso può essere richiesto dall’interessato, per non più di quattro volte nell’arco dell’intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistrati previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del moderatore della corte di appello o del impresario generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il moderatore della corte di appello o il impresario generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del moderatore del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla primario dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità. Per il passaggio dalle funzioni giudicanti di legittimità alle funzioni requirenti di legittimità, e alla rovescia, le disposizioni del secondo e terzo periodo si applicano sostituendo al consiglio giudiziario il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché’ sostituendo al moderatore della corte d’appello e al impresario generale presso la medesima, rispettivamente, il primo moderatore della Corte di cassazione e il impresario generale presso la medesima.”; art. 13, capoverso 4: “4. Ferme restando tutte le procedure previste dal capoverso 3, il solo proscrizione di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e alla rovescia, all’interno dello stesso distretto, all’interno di altri distretti della stessa regione e con riferimento al capoluogo del distretto di corte d’appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni, non si applica nel caso in cui il magistrato che chiede il passaggio a funzioni requirenti abbia svolto negli ultimi cinque anni funzioni esclusivamente civili o del lavoro ovvero nel caso in cui il magistrato chieda il passaggio da funzioni requirenti a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni, ove vi siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro. Nel primo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. Nel secondo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. In tutti i predetti casi il tramutamento di funzioni può realizzarsi soltanto in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quelli di provenienza. Il tramutamento di secondo grado può avvenire soltanto in un diverso distretto rispetto a quello di provenienza. La destinazione alle funzioni giudicanti civili o del lavoro del magistrato che abbia esercitato funzioni requirenti deve essere espressamente indicata nella vacanza pubblicata dal Consiglio superiore della magistrati e nel relativo provvedimento di trasferimento.”; art. 13, capoverso 5: “5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e alla rovescia, l’anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.”; art. 13, capoverso 6: “6. Le limitazioni di cui al capoverso 3 non operano per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all’articolo 10, commi 15 e 16, nonché, limitatamente a quelle relative alla sede di destinazione, anche per le funzioni di legittimità di cui ai commi 6 e 14 dello stesso articolo 10, che comportino il mutamento da giudicante a requirente e alla rovescia.”; il Decreto-norma 29 dicembre 2009 n. 193, convertito con modificazioni nella norma 22 febbraio 2010, n. 24 (Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 3, capoverso 1, limitatamente alle parole: “Il trasferimento d’ufficio dei magistrati di cui al primo periodo del presente capoverso può essere disposto anche in deroga al proscrizione di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e alla rovescia, previsto dall’articolo 13, commi 3 e 4, del Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 160.”?
Limiti agli abusi della custodia cautelare in cui si chiede di scartare la reiterazione del reato dai motivi per cui i giudici possono disporla durante le indagini (prima quindi del processo): “Volete voi che sia abrogato il Decreto del moderatore della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 274, capoverso 1, lettera c), limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il omicidio di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della norma 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni.”?”
Incandidabilità dopo la condanna in cui si chiede di abrogare la parte della norma Severino che prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi: “Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di proscrizione di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, capoverso 63, della norma 6 novembre 2012, n. 190)?”

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